E’ suonata l’ultima campanella della prima elementare

Driin.

Ultima campanella.

La recita di fine anno si è appena conclusa.

Saluti, baci e abbracci.

Ci vediamo a settembre.

E’ davvero finita la scuola?

Davvero?

 

Sto ancora cercando di capire ciò che mi è passato davanti ed intorno come un uragano.

Un anno che ha rappresentato un periodo denso di sfide, di nuovi ambienti e dinamiche, di traguardi raggiunti, di amicizie che potranno nascere, di amicizie morte in partenza, di bambini ancora piccoli che hanno affrontato un passaggio, di genitori disorientati da nuovi metodi di studio mai visti prima (i regoli??), di maestre che riescono ad instillare dubbi e nuove consapevolezze.

Tuttavia credo che la lezione più importante, almeno per noi genitori, sia stata il risveglio ad una realtà che avevamo nascosto ai nostri figli, rimandandola fin quando possibile, fatta di competizione esagerata, di arrivismo, di voglia di calpestare il prossimo, sminuirlo, umiliarlo per poter emergere, alla furbizia come valore, alla standardizzazione dei gesti, alla conformità più ottusa.

Un microcosmo sul quale avevo sempre voluto sorvolare cercando di educare al rispetto della diversità senza differenze di ceto, razza o posizione sociale. Ed invece questo mondo che ci si è aperto davanti è stata la porta verso la realtà, un rito di iniziazione che mi ha spiazzata come una finestra aperta quando in estate arriva il vento di scirocco.

Siamo rimasti disorientati ed a lungo sorpresi, come se fossimo rimasti sospesi fra quello che avevamo e ciò che ci siamo ritrovati fra le mani.

Però tutto questo mi ha dato un’opportunità.

Mi ha dato l’opportunità per introdurre concetti fondamentali come impegno,  voglia di superare i propri limiti, come “nulla è impossibile se lo si vuole”.

Non mollerò la presa perché il mio obiettivo non è rendere mio figlio il clone di ciò che vorrei io per lui, ma semplicemente ciò che lui vorrà essere, con le sue inclinazioni ed attitudini.

Il mio sogno è fare di lui una persona che ragioni con la sua testa, che faccia ragionamenti sensati, anche anticonformisti, ma che diventi prima di tutto un Uomo.

Quest’anno mi spiace non guarderò i voti della pagella, non m’importa se saranno buoni o meno buoni, quello su cui sto lavorando con lui è altro. E’ inseguire i propri sogni, è sentirsi libero di crearsi un’opinione, è impegnarsi seriamente per ottenere quello che si vuole, è leggere un libro per scoprire nuovi orizzonti, è divertirsi per il piacere di farlo, è guadagnarsi quella sicurezza a prescindere dai giudizi delle persone che gli farà vincere le battaglie della vita. E sinceramente non m’importa se sappia o meno la poesia a memoria o le operazioni in colonna.

Per quello ci sarà tempo a sufficienza.

Magari il prossimo anno.

 

6 risposte a "E’ suonata l’ultima campanella della prima elementare"

  1. Non avresti potuto esprimerlo meglio Ale. Io, che ho avuto esattamente lo stesso impatto forte con l’inizio del percorso scolastico di mia figlia, vorrei aggiungere (ma forse in realtà non aggiungo nulla, dico solo in altro modo quello che hai già detto), bisogna insegnare ai nostri figli che il proprio “valore” non è quello che gli altri ci attribuiscono. Se annuiscono, io sono ok. Se scuotono la testa, io sono un mediocre. La nostra natura funziona con la logica dello specchio: ad azione reazione. È un meccanismo perverso che invece che renderci liberi ci rende solo reattivi alle scelte degli altri. Ma la domanda da porsi è: chi sono davvero io? Il nostro valore, di ognuno di noi, è immenso, e le nostre vite sono uniche. Semplici o meno, creativi o meno, silenziosi o meno, “lenti” o meno. Io voglio insegnare a mia figlia, che sarà la donna di domani, e avrà una vita dura da affrontare, che comunque sia, va bene! Io sono io! Unico, irripetibile, meraviglioso essere umano.

    1. E’ quello che cerco di fare ogni giorno. Conoscere le regole per potersi esprimere ancora meglio.
      Come nella danza contemporanea: conosci perfettamente le regole della danza classica e poi le “spezzi”, creando qualcosa di unico e nuovo, facendo emergere la parte più vera di te. E’ un cammino che continuerà prima con noi e poi non li abbandonerà mai nella vita. Spero solo imparino che nella vita non esistono certezze assolute e farsi domande potrà salvarli dalla conformità. Baci

  2. Ciao ale
    Mi ha fatto bene leggere questo tuo post! Non avrei saputo esprimere meglio questa situazione. la scuola impone che noi genitori collaboriamo, che pretendiamo gli stessi risultati degli insegnanti. È un difficile gioco. Comunque la scuola italiana è questa è non vedo alternative valide, perché avere insegnanti che pretendono può essere uno stimolo per i bambini,e tocca a noi genitori il lavoro sull’autostima, la consapevolezza di se stesso e per manacanza della scuola italiana, anche la capacita di essere curiosi ed appassionati.

    1. Sì è perfettamente qullo che penso. In Italia i due ruoli sono ahimè completamente divisi, ed a noi tocca il ruolo più complesso. Proviamo a prenderne il buono. Un bacino

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